Convegno internazionale, Milano 18-21 gennaio 2012
Martedì 24 gennaio 2012 aula Carlo De Carli campus Bovisa
This call is to stimulate original writing on the subject of best practices as innovative design guidelines for the open space network at metropolitan and local level. Sponsored by the Ateneo Italo Tedesco a 2 days seminar took place in Rome (5 – 6 December 2011) where Italian and German relators compared experiences(….)
deadline 20.02.2012
Convegno di architettura
Padova, Palazzo della Gran Guardia – Piazza dei Signori
Sabato 14 gennaio 2012 – dalle ore 10.00 alle 18.30
Dal 16 al 23/12/2011 presso la Galleria Embrice, via Delle Sette Chiese, 78, Roma
mercoledì 14 dicembre 2011
Casa dell’Architettura – Sala Ellittica, piazza Manfredo Fanti 47 Roma
per il ciclo di conferenze: Ungewollte Denkmäler
(30.11.2011) 18:00 Uhr
Hochschule München Fakultät 01 Architektur
Karlstraße 6
80333 München
Josef Gocar: memoria della tradizione e poetica d’avanguardia
➔ invito
Mi chiamo Lucio Barbera, sono stato e sono amico e collega di Antonino Terranova da più di quarant’anni. Mi è stato chiesto di rappresentare, qui, il Dipartimento di cui egli faceva – fa parte – e la più vasta comunità accademica della Facoltà di cui abbiamo fatto parte insieme per tanti anni. Sento l’onore di questa richiesta; non so se saprò corrispondere alla responsabilità che mi viene data, nello stato d’animo di questo momento. (continua…)
Il 25 ottobre 2011 – martedi scorso – alla fine della mattinata, come sempre, il Dipartimento s’era animato. A quell’ora la gente esce dalle proprie stanze, si incontra nei corridoi; si ride, si parla a voce alta mentre ci si avvia a prendere un caffé, un breve ristoro; e si è contenti d’esser lì, insieme a tutti, a godere della pausa. Antonino sembrava volesse incontrare proprio me. Mi tirò per la giacca cercando un luogo dove si potesse parlare – mi potesse parlare – in pace, lontano dagli altri. Ma a quell’ora il Dipartimento non dispone di luoghi riservati. Alla fine decise che andasse bene per noi un piccolo spazio sul limitare del gradino più alto della scala che porta dall’atrio all’uscita. Antonino si appoggiò al muro e cominciò a parlare, io lo ascoltavo quasi in bilico su quel gradino. Volli togliergli dalla mente l’impressione di precarietà e di fretta che poteva trasmettergli quello stare così, appesi alla scala dell’atrio: mi sedetti sul quel gradino e Antonino mi seguì. La conversazione si fece più distesa: mi parlò delle figlie, a lungo, poi in particolare di Flavia, la più giovane. Dettagli di un rapporto appassionato, complesso, come sempre con i figli. Mi raccontava del fatto di essere andato a prenderla alla stazione di ritorno da un viaggio nel trentino e poi…e poi mi chiedeva consigli…mi poneva le domande su sé stesso che noi vecchi ben sappiamo di poter porre soltanto a chi è invecchiato assieme a noi. Dalla porta sulla strada entrò Alessandro Santamaria, un tecnico di valore e un amico. Aveva in mano uno di quei super telefoni che scattano anche buone fotografie. Ci fotografò, così, seduti sul gradino più alto della scala. L’ultima foto di Antonino. Subito dopo ci dividemmo: era entrata altra gente dalla strada, altra veniva dall’atrio. Ci demmo appuntamento ad un momento più tranquillo, forse il pomeriggio, forse il giorno dopo. Non l’ho più rivisto. Io ho un appuntamento con lui…e andrò a quell’appuntamento tutti giorni.
Noi abbiamo imparato da Ludovico Quaroni, che ci fu maestro, la differenza tra rango e ruolo. Ecco: Tonino – così lo chiamiamo noi – negli ultimi tempi sembrava dolersi in silenzio che, ormai, non tutti nel Dipartimento, nella nostra comunità accademica sapessero riconoscere il rango e intenderne il significato. Perché egli aveva il rango. Il rango. Insostituibile; al di là dei ruoli che tutti noi possiamo coprire o aver coperto con spirito di servizio.
Ma Ludovico ci insegnò anche la differenza tra pietas e religio. La religio riguarda il mistero del rapporto tra la coscenza di sé e l’assoluto. Un rapporto che, come diceva Plotino, alla fine del viaggio diventa il volo del “solo” verso l”uno”. È consolante credere. Ma si può anche non credere. La pietas, invece, è degli uomini. Gli antichi attribuivano la virtù della pietas a coloro che sapevano onorare la memoria dei maestri, dei padri naturali o adottivi. Non molto tempo fà a Tehran, mi rivolgevo a Fabrizio Toppetti, uno della generazione che ci segue. Egli, certo, per i suoi meriti fu accademicamente adottato da Tonino; e gli dicevo della responsabilità che ha il gruppo degli allievi di Antonino Terranova di dare vita a ciò che dovrà costituire la memoria viva della sua opera, come fece Tonino stesso e Manfredo Tafuri prima di lui ed altri ancora con la memoria dell’opera di Quaroni, mentre egli era in vita. La morte di Tonino è avvenuta nell’oscurità; molti di noi non sanno ancora con precisione in quale giorno sia avvenuta e a che ora: di sera? di mattina? di notte? In quell’oscurità, in quell’ombra egli aspetta le nostre domande e vuole ascoltare le sue stesse risposte che decifreremo nei suoi libri, nei suoi scritti, nelle opere della sua vita. Non l’affetto per lui, chiuso nei nostri ricordi, ma solo le nostre domande continueranno a farlo parlare.
Firenze, giovedì 1 – venerdì 2 dicembre 2011